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    Canto di natale di Sirius Black
 

Lunedì, 26. Marzo 2007

canto di natale 1
di milotatch, 23:57




CANTO DI NATALE DI SIRIUS BLACK

Sorry for English readers, this is an Italian Original Fiction. If someone wants translate this, remember: write that this is not your work, it is Milo J Tatch's work. It is a parody based on Christmas Carol by Dickens - Autore: Milo J Tatch - GENERE: Parodia/Drammatico - Censura: Per Tutti - NOTA DALL'AUTORE: Charles Dickens chiamava il suo piccolo capolavoro, "Il Canto di Natale", un "libricino", e sperava che quel breve racconto potesse allietare i lettori con la sua storia semplice, universale e straordinariamente poetica. Nel mio piccolo ho cercato di riportare quelle stesse atmosfere e quelle stesse situazioni nel mondo di Harry Potter, usando come protagonisti di quella deliziosa favola di Natale i miei personaggi preferiti. Questa breve FF vuole essere solo un omaggio a quel meraviglioso libro che é "Il Canto di Natale", che spero tutti voi abbiate letto, e se non lo avete fatto, correte in biblioteca e procuratevene una copia . Nota di Cuccussétte: FF scritta prima di HP5 e che diviene più straziante se si pensa alla fine scelta per Sirius Black dall'Autrice.
l'originale è a : http://chamber.cjb.net/




I - I TRE SPIRITI

Sirius Black si rigirò su se stesso facendo cigolare la vecchia e logora branda su cui era steso. Volse lo sguardo verso quella finestrella, in alto, un buco rotondo nel muro freddo e viscido, unico occhio verso il mondo esterno. Quella finestrella, così preziosa per non impazzire, per poter ancora credere in ciò che faceva parte della sua vita precedente, quando era felice, quando era circondato da persone che lo amavano, quando era libero. Quella finestrella, così cara ma anche così crudele, senza sbarre, senza costrizioni, solo una fredda, invisibile barriera magica che non permetteva l'uscita neanche di un respiro, non permetteva neanche ad un raggio di Sole di entrare in quella cella buia e silenziosa.
Fuori nevicava, candidi fiocchi perfettamente cristallini si scioglievano al solo contatto con quell'energia misteriosa che isolava Black dal resto del mondo. La Luna era uno spicchio nel cielo di velluto blu, luminosa ed eterea, amica di tante notti della sua gioventù, quando era tutto più semplice, tutto più entusiasmante.
Sirius sospirò, ma non una lacrima uscì dai suoi occhi neri come la pece, il tempo delle lacrime era finito, il tempo della disperazione, delle grida, della sua voce che tuonava la sua innocenza...tutte cose che ora non facevano più parte di lui, non ne aveva più la forza. Era passato solo un anno, ma in quell'orribile luogo dove ora era rinchiuso, un anno, un solo anno valeva per dieci, una sola ora di dolore si ripercuoteva all'infinito, e non serviva più a nulla combattere, non serviva più a nulla gridare, ora c'era solo rassegnazione nei suoi occhi, rimpianto per tante cose non dette, odio per chi era stato l'artefice della sua tragedia.
"Ehi Black, stai dormendo?" chiese brusca una roca voce, distogliendo Sirius dai suoi pensieri.
Black non rispose, quasi non si mosse.
"Black, sei già morto? Andiamo, che i miei amici Dissennatori vogliono ancora divertirsi con te!" sbraitò la voce, seguita da una grossa e maligna risata di scherno.
Sirius finalmente si girò, e davanti a se vide il suo carceriere, quel piccolo mago tarchiato e deforme, che con il suo aspetto putrido e rivoltante lo salutava da dietro la barriera magica e trasparente della sua cella.
"Cosa vuoi?" chiese mestamente, guardando l'uomo con disprezzo.
"Sono venuto a portarti il tuo cenone, Black" rispose con voce ironica la guardia, facendo passare attraverso la barriera magica un piatto di coccio pieno di una sostanza nauseabonda ed una tazza di ferro arrugginita.
Sirius guardò di nuovo l'uomo, poi si rigirò dall'altra parte, senza più dire una parola.
"Buon appetito, e Buon Natale Sirius Black!" grugnì la guardia con un'altra risata roca e disgustosa, allontanandosi dalla cella e sparendo nell'ombra dei terrificanti corridoi della prigione, da cui provenivano le più agghiaccianti urla, strepitii, voci sconnesse dei prigionieri che avevano già provato sulla loro pelle la furia devastatrice dei Dissennatori.

Natale, era la vigilia di Natale. Non se ne era neanche accorto, a dire il vero non gli importava. Eppure ora che la guardia lo aveva menzionato, Sirius non poté fare a meno di pensarci...era la vigilia di Natale, il suo secondo Natale ad Azkaban, quello che probabilmente sarebbe stato il peggior Natale della sua vita. L'anno precedente era tutto più...vero, più reale, meno offuscato. Un solo anno tra Dissennatori e prigionieri malati di mente gli aveva fatto totalmente perdere la nozione di tempo.
Eppure, eppure...eppure lui ricordava ancora perfettamente tanti particolari del suo passato. Ricordava nitidamente del suo ultimo Natale da uomo libero, ricordava l'ultimo Natale a Hogwarts, ricordava il primo Natale a Hogwarts...gli pareva ancora di sentire le risate di Lily e Remus, la voce calda e familiare di James, la dolcezza di Harry sorridente all'ombra del grande albero decorato, sentiva il profumo dei biscotti della signora Evans, e le parole paterne di Silente...ma cosa stava facendo? Cosa gli diceva la testa? Doveva essere realista, non poteva perdersi nei ricordi...non voleva...perché faceva troppo male. Tutte quelle persone ora lo odiavano, lo ritenevano un traditore della peggior specie. E lui non sarebbe mai riuscito a riabilitarsi, non ne avrebbe mai avuto l'occasione. Ormai tutto era perduto, a cosa serviva pensare ancora a quei momenti? A cosa serviva lottare? A cosa serviva disperarsi?
Chiuse gli occhi lentamente, liberandosi la testa da quelle che ormai riteneva sciocchezze, si addormentò, il sonno sconvolto da mille incubi, da mille voci.
Era ancora tra il sonno e la veglia, gli occhi neri velati, quando gli parve di sentire qualcosa. No, non veniva dall'esterno, qualcosa...o qualcuno...si stava muovendo dentro la cella. Aprì definitivamente gli occhi, si girò lentamente, un po' spaventato, agitato, curioso...
Ebbe un sussulto, il cuore gli arrivò in gola, non si mosse, confuso, colpito da ciò che lo stava fissando. Un ombra trasparente era seduta davanti a lui, ai piedi del suo letto. Colorito azzurrino, capelli scuri scompigliati sulla nuca, la figura fissava Sirius con i suoi occhi trasparenti, da dietro un paio di lenti tonde...

"James..." Sirius avrebbe voluto gridare, ma lo stupore gli permise solo un sussurro. "James..." ripeté, alzandosi dal letto ed avvicinandosi alla presenza.
"Ciao Sirius" rispose Potter sorridendo alla faccia basita dell'amico. Anch'egli si alzò, ed era ora faccia a faccia con Black, i cui occhi neri erano velati dal pianto.
"James..." Sirius ripeté ancora una volta
"Lo so come mi chiamo, Felpato. Stupito di vedermi qui?" rispose Potter ancora sorridendo sarcastico.
Sirius si lanciò a braccia aperte verso l'amico, tentò di abbracciarlo forte, ma tutto ciò che poté sentire fu un freddo raggelante, attraversando da parte a parte la figura di James. Black si ritrovò alle spalle di Potter, ad abbracciare il nulla. Volse lo sguardo verso l'amico, che si girò e lo guardò con dolcezza.
"No Sirius, mi spiace...questo non ci é concesso" disse, guardando l'espressione sul volto di Black.
"Sei un...un...fantasma..." costató Sirius tornando a sedersi.
"Certo, cosa volevi che fossi!" rispose James, come se quella fosse stata la situazione più logica del mondo.
Non poteva crederci, eppure James era lì davanti a lui. Era passato più di un anno da quando i coniugi Potter se ne erano andati, e mai Sirius avrebbe immaginato di poter un giorno rivedere il suo migliore amico. Era una cosa bellissima, una sensazione strana, avvolgente, terrificante.
"Oh mio Dio James...come...oh Dio, io ho tante cose da dirti, tante cose da chiederti, mi manchi tanto James, non puoi immaginare neanche quanto...." disse Sirius tutto d'un fiato, pieno di emozione.
"Non ora Sirius...non ho tempo..." rispose calmo James.
"Cosa..." cominciò Sirius allibito.
James prevení la domanda ovvia di Sirius, e prese parola "...cosa ci faccio qui? Be'...sai, ad un po' di persone lassù non piace come ti stai comportando" iniziò indicando il soffitto con una mano "Ma come...Sirius, Sirius Black, l'uomo più sicuro del mondo, che si lascia andare in questa maniera? Cosa ti prende, Sirius? Perché hai smesso di combattere per la tua innocenza?" concluse con lo sguardo rattristato.
"Ma a cosa serve James, a cosa serve...nulla, non posso fare nulla, ormai sono inutile...Sirius Black é scomparso dalla faccia della terra, ormai nessuno più sente la mia mancanza là fuori" disse Sirius abbassando lo sguardo.
"Sciocchezze"
"Sciocchezze? Jim, le persone che più amavo ora mi credono un traditore, un assassino...sono felici che io marcisca qui dentro, nessuno mi compiange" rispose Sirius con rabbia.
"Oh, cambierai idea...se dentro di te c'é ancora anche una briciola del Sirius Black che conoscevo, tempo domani mattina ed avrai cambiato idea..." sentenziò James sorridendo.
"Domani mattina?" chiese Sirius con aria inquisitoria.
"Sirius" iniziò James con tono didascalico "Tu non puoi...non puoi abbandonarti qui, non puoi perdere la speranza, non puoi chiudere gli occhi davanti al futuro"
"Ma quale futuro?" chiese Black sarcastico guardando il fantasma negli occhi.
"Sirius...non puoi capire...non puoi capire quante persone stanno soffrendo per te, quante persone soffriranno...Questo vuole essere un avvertimento, un dono, chiamalo come vuoi, per farti capire...accettalo, saprai apprezzarne il valore, non a tutti é concesso...Questa notte...allo scoccare della mezza notte, riceverai la visita di tre spiriti..."
"Tre spiriti?" chiese Sirius con un sorriso. Sapeva quanto James odiasse essere interrotto, quando impartiva la sua lezioncina, anche da morto non era cambiato di una virgola.
"Fammi finire. Si, dicevo...tre spiriti...il primo dei tre, il più saggio, ti condurrà nel tuo passato, ti fará rivivere momenti dei tuoi Natali passati...ricorda Sirius, i ricordi non sono mai veritieri, non del tutto almeno. Lo Spirito dei Natali Passati portá farti vedere solo ciò che tu vuoi davvero vedere, solo ciò che tu vuoi davvero ricordare. É nel tuo inconscio che Egli abita...lì andrà a cercare, lì troverà quello che tu hai deciso di mantenere vivo nella tua mente, per non dimenticare..."
"Molto interessante...ma James...perché..."
Potter non fece neanche caso alle parole dell'amico "...il secondo Spirito sarà l'unico a saperti dire la verità, l'unico che portá mostrarti le cose come stanno, perché non si può cambiare il presente, ed é proprio nel cuore di Natali Presenti che Egli ti condurrà...fai attenzione Sirius, cogli ogni aspetto di ciò che vedrai con il secondo Spirito, perché il presente é fuggevole, basta un attimo, un solo rintocco di orologio e, senza avvertimenti, é già diventato passato...il terzo Spirito ti porterà nei..."
"Natali Futuri?" chiese Sirius ironico.
"Si, esattamente...ora, ricorda bene che il futuro non é ancora stato scritto, tutto ciò che vedrai dipende solo da te, il futuro é solo un'ombra che incombe su di noi, ma siamo noi stessi, con le nostre azioni, con le nostre decisioni, a dargli forma. Non farti fuorviare da ciò che lo Spirito ti mostrerà anche se Egli fará sembrare tutto reale, tutto terribilmente minaccioso...nulla é ancora deciso, siamo noi stessi il nostro futuro...vedrai Sirius, con il loro aiuto imparerai che il mondo ha ancora bisogno di Sirius Black, del vecchio Sirius Black..."
"No James...a niente, non serve a niente..." sussurrò Sirius scotendo la testa.
"Vedrai Sirius, vedrai...ora devo andare" disse Potter guardando fuori della finestra "Sirius, credimi, abbi fiducia..." la voce di James pian piano si faceva sempre più lontana, la sua figura sempre più dissolta.
"Addio Sirius" mormorò prima di sparire del tutto.
"Addio Jim" rispose Sirius guardandolo ad occhi sbarrati, un sorriso amaro sulle labbra, una lacrima a rigargli la guancia.

Ma cosa voleva dire James? Chi mai al mondo poteva ancora desiderare la sua libertà. Ormai lui non era più nessuno, era solo un numero sui registri di Azkaban, destinato a qualcosa di ben peggiore della morte stessa, e nessuno, nessuno se ne sarebbe preoccupato. Spiriti o no, Sirius sapeva benissimo che ormai il suo futuro non esisteva più.
Si stese nuovamente sulla branda cigolante, si mise a fissare il soffitto, la testa ancora avvolta nelle immagini di pochi istanti prima, ancora persa nelle inutili parole di James.
Chiuse gli occhi, riprese lentamente a dormire, scordandosi dei tre spiriti, di James, dei suoi avvertimenti, credendo...volendo credere di essersi sognato tutto.



II - LO SPIRITO DEI NATALI PASSATI

Uno. Due. Tre. Dieci. Dodici...la campana che contava le ore per i condannati di Azkaban tuonò la mezzanotte. Sirius dormiva ormai profondamente, sul pavimento di roccia era ancora poggiato il piatto con la sua cena, il lenzuolo rattoppato e tarlato a mala pena gli copriva i piedi nudi, tremanti per il freddo.
"Sirius" nella cella echeggiò una voce lenta, pacata, amorevole.
"Sirius" ancora ripeteva, insistente. Black si voltò nel sonno, emise un mormorio, si rigirò dall'altra parte.
"Sirius" la voce si faceva più nitida, ed allo stesso tempo più surreale.
Black si voltò ancora, ed aprì a mala pena gli occhi, tanto da bastargli per vedere cosa...chi stava davanti a lui, in piedi, fissandolo.
D'un tratto Sirius realizzò ciò cosa stava accadendo, sobbalzò sulla sua branda, si mise seduto, fissò la figura che si stagliava alta davanti a lui. Poteva sentire un sudore gelido che gli bagnava la fronte, gli occhi spalancati davanti all'ombra ingrigita di un uomo di mezza età, dai capelli scuri che gli arrivavano alle spalle. Era vestito di nero, e neri erano i suoi occhi, neri, come quelli di Sirius. Sul viso dell'uomo era appena accennato un sorriso.
"Ciao piccolo" disse inarcando le sopracciglia.
Sirius restò in silenzio per un momento, guardò a profondo negli occhi del fantasma, si portò una mano alla bocca, gli occhi sempre più sbarrati. Aprì le labbra e riuscì finalmente a balbettare qualcosa "Pa--papà..."
"Meno male, allora non ti sei completamente scordato di me" rispose l'uomo, facendo un ampio sorriso in direzione del figlio.
"Non---non vorrai dirmi che tu sei lo--lo Spi--" cominciò Sirius stupito.
"Spirito dei Natali Passati...si...avresti dovuto immaginarlo, chi ti conosceva meglio di me da bambino?" il signor Black pian piano si avvicinò al letto di Sirius, si sedette accanto a lui, facendogli provare una sensazione di freddo nelle ossa.
"Papà...come...come stai...oh, ma che domande faccio, come vuoi stare, sei morto...oh, ma...papà..." Sirius ormai piangeva a dirotto, e combatteva contro se stesso pur di non circondare il collo del padre con le sue braccia. Avrebbe voluto stringerlo forte, ma sapeva benissimo di non poterlo fare.
"No Sirius...non sono qui per questo, non sono venuto da te per farti piangere, smettila...non hai mai pianto, neanche da bambino..." la voce dello spettro si faceva più calda ed umana.
"Si che ho pianto da bambino...quando te ne sei andato, se non fosse stato per i miei amici, io non so...non so davvero come lo avrei sopportato..." rispose Sirius asciugandosi gli occhi con la manica della casacca.
"...sono venuto per mostrarti delle cose, per mostrarti alcuni momenti del tuo passato...per non farti dimenticare che al mondo ci sono persone che ti hanno voluto bene, mio piccolo Sirius...ora sei un uomo, ed ancora ti tratto come un bambino..." disse lo spirito scuotendo la testa.
"Lo hai sempre fatto" rispose Sirius sorridendo.
"Ora dobbiamo andare Sirius, non abbiamo tutta la notte..." il signor Black si alzò e si diresse verso il muro che dava sull'esterno. Poggiò una mano sulla roccia, e la fece sparire dentro la parete, attraversandola "Allora, cosa stai aspettando?" chiese al figlio.
"Papà...io...io non credo di essere capace a..." Sirius indicò la mano semiscomparsa "E...a meno che tu non abbia nascosto la mia moto dietro quella parete, sappi che io non so neanche volare..."
"Oh Sirius, andiamo, vieni qui e non fare il bambino. Essere morti porta qualche vantaggio, sai" disse l'uomo ridendo "Prendi la mia mano e...non preoccuparti"
Sirius si alzò, sfiorò con le dita la mano libera del padre. Il signor Black avanzò verso il muro, sparì del tutto, e dietro a lui sparì anche Sirius.
Si trovarono entrambi sospesi a mezz'aria nella freschezza della notte.
"Whoa..." Sirius cercava di mantenere l'equilibrio, attaccato alla mano di suo padre, che al contrario si trovava a suo perfetto agio.
"Sei pronto?"
"Più o meno...dove andiamo?" Sirius si guardò intorno con incertezza.
"Non dove Sirius...quando..."
In un attimo Sirius si trovò a volare sospeso in un vortice di colori e suoni, accanto a se vedeva l'ombra di suo padre che lo guardava con dolcezza, sotto i suoi occhi si avvicendavano mari, monti, case, città, campagne, tutto passava veloce, tutto spariva in fretta dalla vista.

D'improvviso tutto si fermò. Sirius ed il signor Black furono poggiati delicatamente sulla neve soffice, come due foglie trasportate dal vento. Black si guardò attorno cercando di capire dove si trovasse. La strada era illuminata da un lampione solitario, attorno a lui si ergevano enormi edifici grigi e spogli. Le ciminiere che spuntavano dai tetti facevano intuire la presenza di fabbriche, l'aria era intrisa da una nebbia densa e bassa.
"Non...non possiamo trovarci a..." Sirius ancora girava in tondo cercando di trovare un indizio che gli facesse riconoscere il luogo, era in dubbio...non poteva essere, dopo tanti anni...
"Guarda tu stesso" consigliò il fantasma puntando il dito verso una delle casette a schiera rannicchiate sotto la mastodontica presenza delle fabbriche. Sirius fece alcuni passi nella neve in direzione del punto indicato, si accorse che dietro di se non lasciava alcuna impronta. Il padre comprese il suo stupore "Siamo qui solo come spettatori, Sirius...siamo solo ombre..."
Finalmente entrambi giunsero alla casetta, l'unica con tutte le finestre chiuse e buie--tutte tranne una, la piccola finestra che dava sulla strada, illuminata dall'interno con una luce tenue.
Sirius si avvicinò alla cassetta delle lettere, imbiancata dalla neve, e lesse il nome inciso sopra a chiare lettere "Si...é proprio..siamo a casa" Non poté fare a meno di sorridere.
Scavalcò la staccionata con un salto, come quando era ragazzo, corse verso la porta, si fermò sull'uscio.
"Entriamo?" propose il padre, da dietro le sue spalle. Sirius sfiorò nuovamente le dita incorporee del fantasma ed entrambi attraversarono la porta d'ingresso. L'interno della casa era silenzioso, l'unica luce proveniva da una camera laterale. I due entrarono. Al centro della piccola stanza c'era una poltrona di pelle nera, posta davanti ad un camino acceso. Nulla faceva pensare ad una sera di vigilia di Natale, la camera era completamente spoglia, neanche un ramoscello di vischio a rallegrare l'atmosfera. Seduto sulla poltrona Sirius riconobbe suo padre--la versione giovane di suo padre. Teneva tra le mani la fotografia in movimento di una giovane donna dai lunghi capelli chiari, che sorrideva in tutta la sua bellezza. Il giovane signor Black se la rigirava tra le dita affusolate, guardandola ora con odio, ora passione, ora con rabbia, mentre lacrime calde gli bagnavano il viso.
Sirius ebbe come un flash nella sua memoria. D'improvviso si ricordò di aver già vissuto quella situazione. Si girò verso suo padre--verso il fantasma di suo padre-- "Io...io mi ricordo...adesso...adesso io...cioè...io da bambino entrerò da quella..." Sirius indicò la porta attraverso la quale erano entrati nella stanza, ma non fece in tempo neanche a finire di parlare che un bambino sui sei anni, con i capelli lunghi e nerissimi fece il suo ingresso, portando tra le mani una ciotola piena di biscotti ed una caraffa di latte fumante. Entrambi gli oggetti erano decorati con foglie di pungitopo e nastri Natalizi.
Il bambino si avvicinò alla poltrona, richiamò l'attenzione dell'uomo seduto e disse con una voce sincera ed affettuosa "Buon Natale papà".
Il giovane signor Black si asciugò le lacrime, guardò con amore il figlio, poi di nuovo la foto. Sorrise. Con decisione, lanciò l'immagine della donna tra le fiamme del caminetto. Prese latte e biscotti e li poggiò sul pavimento, per poi tirare verso di se il ragazzino, lo abbracciò forte, gli sussurrò in un orecchio "Ti voglio bene Sirius".
Sirius--il Sirius adulto--guardò la scena con commozione "Era...era il primo Natale senza la mamma, se ne era andata da pochi mesi e tu ancora non te ne eri fatto una ragione" sorrise "Non avevi voluto addobbare la casa...niente albero, niente calze, niente dolci...quella sera ero tristissimo, ma non volevo rinunciare al Natale..."
"...E così con il tuo gesto semplice mi facesti capire che eri solo un bambino, e che dovevi avere il tuo Natale, separazione o no..." lo spettro del signor Black concluse il pensiero del figlio "Senza di te non so come avrei sopportato l'abbandono di tua madre, non ci sarei mai riuscito da solo...da quella sera capii che dovevo andare avanti, e dovevo farlo per te, Sirius...e se tu non ci fosti stato, chissà come sarei finito..."
Lo spirito fece qualche passo verso l'uscita della camera "Ora andiamo Sirius...ho ancora qualcosa d farti vedere...dobbiamo andare avanti di qualche anno...".

Black seguì il padre, uscirono nuovamente per la porta d'ingresso, ma all'esterno non trovarono più la fuligginosa Londra dei quartieri di periferia, ma le solitarie stradine di un paese di campagna.
"Caspita" sentenziò Sirius "Ancora mi ci devo abituare a queste cose..." continuò guardandosi attorno.
Riconobbe il familiare profilo dei colli e delle foreste della sua adolescenza, non dovevano essere lontanissimi da Hogwarts. Distanziata dalle altre, notò una villetta illuminata. Davanti, nel bel giardino curato, si ergeva in tutta la sua bellezza la nera e lucente motocicletta volante,vanto dei suoi anni da studente.
"Siamo a Godric's Hollow...e quella é la casa di Jim!" disse entusiasta.
Si recarono a passo veloce verso l'edificio, entrarono per la porta chiusa. A differenza della vecchia casa di Black, la villa dei Potter era tutta addobbata con decori Natalizi. L'aria era intrisa del profumo di dolci appena sfornati, e risate allegre provenivano dal salotto.
Sirius ebbe un attimo di esitazione prima di entrare nella camera da cui provenivano le voci, sapeva cosa e soprattutto chi avrebbe trovato all'interno. "Vai...é la tua unica occasione" lo incoraggiò il padre.
Sirius entrò, e dovette fermarsi di colpo per prendere un profondo respiro. Davanti a lui c'era il salotto di casa Potter, luminoso e bellissimo nella sua veste Natalizia. Accalcati vicino ad un altissimo albero luccicante c'erano i signori Evans, e James, Lily, Harry piccolissimo...e poi Peter, e Remus, ed egli stesso, ringiovanito di non molto tempo, che rideva e scherzava, un atteggiamento che ora Sirius aveva perso...o forse, aveva imparato a nascondere.
"Oh James...Lily, Harry...Remus..." Sirius fissava i suoi amici, con un misto di nostalgia e di rabbia. Restò lì, a guardare, per quelle che sembrarono ore, i momenti più felici della sua vita.
Vide i piccoli giochi, le piccole magie che "zio" Remus e "zio" Sirius facevano per far divertire il piccolo Potter, vide l'allegria negli occhi azzurri di Minus...e pensare che già in quel momento Peter era in combutta con Voldemort, mentre rideva e giocava con i suoi amici già li stava pugnalando alle spalle.
"Oh Pete...perché l'hai fatto...perché..." Sirius si avvicinò agli altri. Dietro di lui il padre guardava in disparte.
"Questo..." disse Black girandosi verso il fantasma "É il primo Natale di Harry...me lo ricordo benissimo, Lily era furiosa con me, avevo regalato al bimbo un piccolo casco per fargli fare un giro in moto..." sorrise guardando l'amica dai capelli rossi che chiacchierava con la madre, seduta su di un ampio tappeto rosso, con il piccolo Harry in braccio, sorridente e bella come non mai.
"E James...Jim aveva appena trovato lavoro, e trattava me e Remus come due scapestrati, ancora senza famiglia...lui invece, con la sua bella moglie, ed il suo bel figlioletto, e la sua bella casetta...come era buffo quando si impuntava..."Ma insomma Sirius, quando ti deciderai a crescere...!"...ed io e Lunastorta che continuavamo a prenderlo in giro" Sirius guardò Remus. Il mago stava guardando il Sirius giovane con affetto, mentre quest'ultimo scartava i suoi regali con la stessa gioia di un bambino.
Ci fu un momento di silenzio tra Black e lo spirito. Sirius guardò un'ultima volta la scena felice, si volse verso il padre, tirò un sospiro "Basta papà...tutto questo é insopportabile...perché devo compiangermi in questa maniera..."
"Va bene Sirius...andiamo, il tempo dei ricordi é finito...spero solo che tutto ciò ti sia servito...vedi Sirius, vedi come sei stato felice, vedi come hai reso felici tante persone...tu devi lottare, lo devi fare per loro" il fantasma indicò con un cenno della testa James e Lily, che ora si baciavano dolcemente, sotto un ramoscello di vischio appeso sulla parete.

Il signor Black condusse Sirius fuori della casa. All'esterno il paesaggio era ancora una volta cambiato. L'ambiente di paese di campagna aveva lasciato il posto ad una nebbiosa strada illuminata da lampioni, le casette grigie erano tutte disposte in fila, si trovavano nel quartiere residenziale di un piccolo centro. Su una targa all'inizio della strada si poteva leggere "Privet Drive" scritto a chiare lettere metalliche.
"Ehi papà, dove ci troviamo ora?" chiese Sirius guardandosi attorno, ma non vi fu risposta. Sirius si girò, il padre era sparito, dissolto nel nulla.
"Papà?? Papà?" urlò Sirius cercando nella nebbia.
"Tuo padre ha finito il suo compito...ora tocca a me" da dietro le spalle di Black arrivò una voce soffice e rassicurante.

Sirius si voltò, e deglutì alla vista della sua prossima guida.


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canto di natale 2
di milotatch, 23:57

III - LO SPIRITO DEI NATALI PRESENTI

"Ciao Sirius" il profilo iridescente di una donna si faceva sempre più chiaro nella nebbia di Privet Drive. Black la scrutò da capo a piedi...quel sorriso allegro, quell'aria dolce, quegli occhi perlati un tempo colore dello smeraldo...Lily Potter avanzava leggiadra sull'asfalto. I capelli lunghi e luminosi le coprivano le spalle, le mani lattee erano protese verso Black.
"Lily...tu...lo Spirito dei Natali Presenti...sei...bellissima, per essere morta" Sirius mormorò sorridendo. Come era accaduto con James, la presenza di Lily lo entusiasmava, ed allo stesso tempo lo rendeva terribilmente triste "É straordinario poterti rivedere...come é strana questa notte, piena di emozioni...non avrei mai creduto di poterti rincontrare un giorno. Sai Lily.." Sirius si avvicinò alla ragazza "...quella notte, quando io trovai i...i vostri corpi senza vita...e poi Harry...io guardavo negli occhi verdi di quel bambino, e vedevo te, bella e giovane, e una rabbia incredibile mi ribolliva nelle vene, due vite stroncate, e tutto per colpa mia..."
"No Sirius...non sono qui per vivere nel passato, ciò che é stato non si può cambiare, ma ciò che sta avvenendo...quello dipende da noi, e solo da noi...io sarò io la tua guida attraverso ciò che sta accadendo ora...fa tesoro di ciò che vedrai, perché potrai assistere a cosa é diventato il mondo senza Sirius Black...e forse ti convincerai che c'é qualcuno che ancora cerca il tuo aiuto"
"Lily, non iniziare anche tu...ti prego..." Sirius abbassò lo sguardo.
"Non fare storie e vieni con me.." Lily si diresse verso una delle case che davano sulla strada, il numero quattro di Privet Drive.
"Di chi é questa casa?" chiese Sirius stupito, leggendo il nome sul campanello "Vernon Dursley...chi é, Lily?"
"Mio cognato" Lily tirò un sospiro di rassegnazione.
"Tuo...ma questa allora é casa di tua sorella...Harry!" Sirius sorrise al pensiero di poter vedere il suo figlioccio, di poter vedere quanto era cresciuto in tutto quel tempo.
"Già, Harry..." Lily sospirò ancora, abbassando la testa verso il basso, in un atteggiamento sconsolato.
"Cosa c'é che non va?" chiese Black guardandola preoccupato.
"Entriamo...e vedrai" la donna sfiorò con la punta delle dita il braccio di Sirius, e si ritrovarono entrambi dentro la casa. Nella camera da pranzo un grande albero addobbato sovrastava una montagna di pacchetti regalo. Vernon Dursley, un omone corpulento e baffuto, stava giocherellando con un bambino grassoccio seduto sul tavolo, mentre la sorella di Lily, alta e magra, sceglieva con cura quale regalo dare per primo al piccolo mastodonte.
"Non...non é quello Harry, vero?" chiese Sirius indicando il bimbo.
"No...eccolo, Harry..." Lily alzò un braccio per indicare un altro bambino, che Sirius non aveva notato. Magro, con i capelli neri, se ne stava seduto in un angolo, seminascosto dalla valanga di doni, e giocava con un orsetto di pezza rattoppato cui mancava un occhio. Aveva un'espressione rattristata nei profondi occhi verdi.
"Ma cosa...Lily...perché...perché Harry é lì tutto solo, dove sono i suoi nuovi giocattoli?" Sirius si diresse verso il piccolo Potter e lo guardò con aria costernata.
"Non ci saranno giocattoli nuovi per Harry...ne' questo Natale ne' quelli successivi...mia...sorella..." Lily mandò uno sguardo d'odio alla donna pallida e bionda "...loro...trattano Harry come uno straccio vecchio...il mio bambino..." Lily si portò una mano al viso. Sirius poteva vedere lacrime argentate scenderle sulle guancia.
"No---non é possibile, non può essere...perché Silente non fa nulla, perché...oh Harry...se solo io fossi fuori da quella maledetta prigione..." Sirius strinse i pugni con rabbia.
Lily rialzò lo sguardo, lo guardò e sorrise.
"Cosa...perché ridi, Lily?" chiese Black stupito.
"É quello che volevo sentirti dire!" rispose la ragazza.
"Ma Lily...non importa...io, io non posso fare nulla..." costatò Sirius scuotendo la testa.
"Ma pensaci...fino a poche ore fa anche il solo sperare di poter fare qualcosa non ti sarebbe neanche passato per la testa. Sirius, tu puoi ancora fare qualcosa per Harry...per il mio Harry. Forse non domani, ne' tra un mese, ne' tra un anno...ma tu dovrai entrare nella sua vita, lui ha bisogno di te....e forse...forse ho qualcosa che ti convincerà anche di più di questo..." Lily guardò un'ultima volta Harry. Si portò una mano alla bocca e gli mandò un affettuoso bacio con un soffio. Poi, quella stessa mano la passò davanti agli occhi di Black.
"Chiudi gli occhi" disse con la sua voce soave.
Sirius serrò le palpebre, e quando le riaprì davanti a se trovò ancora Lily, ma il paesaggio dietro di lei era completamente cambiato. Non erano più nella casa dei Dursley, ma ai margini di una scura foresta. Altissimi alberi carichi di neve si prolungavano fin dove l'occhio poteva arrivare. Nell'oscurità si distingueva a mala pena il profilo di una casetta solitaria, umile, accogliente, una lingua di fumo che fuoriusciva dal comignolo diroccato.
"Sai dove siamo Sirius?" chiese Lily sorridente.
"Lui...lui dov'é...?" chiese Sirius senza neanche badare alla domanda del fantasma.
Lily toccò nuovamente la mano di Sirius, ed insieme entrarono nella piccola casa. Il camino era acceso e scoppiettante. Un bollitore di rame fumava sulle fiamme, la casa era riscaldata dal profumo del tè.
Addossato ad una parete c'era un vecchio letto polveroso, e tutt'intorno bauli da cui fuoriuscivano pergamene, libri dalla copertina logora. Sirius passò in rassegna ogni angolo della stanza cercando colui che disperatamente voleva vedere più di ogni altri al mondo in quel momento. Finalmente il suo sguardo cadde sull'angolo più ombroso della camera. Seduto su una sedia di legno, appoggiato ad uno scrittoio decadente, immerso tra libri e fogli, Remus Lupin se ne stava silenzioso, assorto nei suoi pensieri.
"Remus!" Sirius urlò avvicinandosi all'amico. Arrivato al tavolo, Sirius si fermò di scatto. Vide Remus in faccia. I suoi occhi ambrati non risplendevano, stava...
"Perché piange?" chiese Sirius guardando in direzione di Lily.
"Guarda cosa sta fissando..." consigliò Lily avvicinandosi.
Sirius si fece strada con lo sguardo tra la polvere dello scrittoio di Remus e, poggiata su una pila di tomi, vide una vecchia cornice d'argento. All'interno, immortalati in una foto in bianco e nero, c'erano lui, James, Peter e Lily che salutavano sorridenti.
"Oh...durante le feste é sempre difficile dire addio alle persone che se ne sono andate..." disse Sirius osservando la foto e Remus, soffermandosi sui volti di James e Lily.
"Io...non credo che Remus stia piangendo solo per me e Jim" costatò Lily mandando un'occhiata ironica a Sirius.
"Remus mi odia..." rispose Sirius, ma non poté finire la frase, quando Remus cominciò a parlare.
"Perché..." disse tra i singhiozzi, prendendo in mano la vecchia foto "...Sirius, perché lo hai fatto, perché mi hai abbandonato...mi manchi terribilmente..." Remus si chiuse su se stesso, pianse, di un pianto arrabbiato, affranto, doloroso.
Sirius lo guardava a bocca aperta. Non si sarebbe mai aspettato di vedere qualcuno dei suoi vecchi amici piangere per lui, non dopo ciò che tutti quanti erano stati indotti a credere "Remus...non...non sono stato io, Remus ti prego, ascoltami... Lily... Lily io devo parlargli..."
"É impossibile Sirius, noi siamo solo spettatori" disse in maniera calma la ragazza.
"Ma...tu...tu non capisci...questo, questo sta accadendo ora, in questo momento, io posso....io devo far sapere a Remus come stanno le cose, io...non posso sopportare di vederlo in questo stato, Lily...oh Remus..." Sirius si rivolse al mago, mentre quest'ultimo ancora teneva forte in mano la foto, ancora le guance rigate "...Remus...io non ti avrei mai tradito, non ti avrei mai ferito, Remus ascoltami...cerca di sentirmi...non...non posso vederti così, Lunastorta..."
Sirius tentò di accarezzare la testa del mago, allungò la mano e la poggiò sui suoi capelli, ma il suo essere incorporeo gli permise solo di sfiorare appena il capo dell'altro. "Non piangere, ti prego...io tornerò..." disse, e si ritrovò egli stesso con le pupille piene di lacrime.



Guardò ancora per alcuni minuti Lupin. Il giovane mago dai capelli ramati si stava asciugando gli occhi con un fazzoletto di stoffa. Aveva preso dal fuoco il bollitore e si era versato del tè fumante e profumato in una tazza di porcellana...una cosa che, come Sirius ricordava dalla loro fanciullezza, serviva sempre per calmarlo. Lo guardò, mentre sorseggiava la bevanda, gli occhi asciutti ma ancora lucidi. E pensò a cosa aveva perso, a cosa era condannato, per la colpa che aveva commesso un altro, un altro che ora era ricordato come un eroe.
Come faceva Remus a sopportare anche il solo ricordo di Black? Sirius non ci sarebbe mai riuscito, non avrebbe mai saputo perdonare...e forse neanche Remus lo aveva fatto, eppure lo aveva visto piangere, lo aveva visto piangere per lui, per la sua mancanza...il suo affetto era talmente forte e sincero da superare anche ogni più infamante accusa.
Black doveva andare avanti, ormai lo aveva capito. Per tutto l'affetto che lo legava a Remus, a Harry, doveva riuscire a riabilitare il suo nome, e far si che quel presente ormai già diventato passato si trasformasse in un futuro migliore.
"Lily, ora dove---" Sirius si girò d'improvviso credendo di ritrovare l'amica alle sue spalle, ma lo spirito di Lily non c'era più, volatilizzato come quello del signor Black ore prima. La casa di Lupin era sparita, una valle scura e terribilmente minacciosa aveva preso il suo posto. Nel buio della notte senza Luna si distinguevano diverse sagome nel terreno, sovrastate da un edificio che aveva tutta l'aria di essere una chiesa. Il tutto era attorniato da alberi alti ed affusolati. Il freddo era pungente, e l'atmosfera lugubre..e sulla sua pelle Sirius poteva sentire una strana sensazione di gelo agghiacciante.
Si volse, cercando un qualcosa che neanche lui sapeva bene cosa essere, e finalmente vide l'ombra del suo nuovo accompagnatore.
Chi aspettava Sirius al posto di Lily fece venire al mago un sobbalzo al cuore--per un momento pensò di essere tornato ad Azkaban.

 

 

IV - LO SPIRITO DEI NATALI FUTURI

La figura alta, nera ed incappucciata fece alcuni passi verso Black. Sirius se ne stava immobile, fissando il Dissennatore con timore. Tutto dentro il suo corpo sembrava essere diventato di ghiaccio...sangue, carne, ossa, non sentiva più nulla.
Si guardò attorno e capì dove si trovava. La chiesetta in cima alla collina, attorniata da lapidi marmoree e grigie...erano nel cimitero dove erano seppelliti James e Lily.
Sirius deglutì e trovò la forza di parlare "Tu....tu...sei lo spirito dei Natali Futuri, vero?"
Il Dissennatore si fermò, e fece di si con la testa, lentamente, senza mai mostrare il suo volto, coperto dal cappuccio scuro.
"E...siamo nel futuro? In un Natale Futuro? Questo é ciò che accadrà se...se...rinuncio alla mia libertà?"
Ancora silenzio, il Dissennatore mosse di nuovo la testa ed annuì.
"Cosa...cosa devi mostrarmi, qui, in questo posto?" chiese Sirius confuso.
Il Dissennatore alzò un braccio. La manica della tunica nera gli scivolò fino al gomito e Sirius poté vedere con orrore la mano scheletrica e putrescente dell'essere. La creatura si voltò dando le spalle a Sirius, e con il braccio alzato indicò una tomba. Sirius si accorse di non essere solo nel cimitero.
In ginocchio vicino la lapide indicata c'era una ragazzina. Indossava la tunica di Hogwarts, la cravatta oro e porpora dei Grifondoro, i capelli color nocciola le scendevano liberi e disordinati sulle spalle. Piangeva, guardando con dolore la tomba che le stava dinnanzi. Dietro di lei, in piedi, un'espressione rassegnata sul volto, c'era un ragazzo dai capelli rosso fiamma. Anch'egli aveva indosso l'uniforme dei Grifondoro. Accarezzava dolcemente le spalle della ragazza con una mano.
"Hermione..." disse d'improvviso mestamente "..andiamo..."
"Si Ron..." singhiozzò la giovane "...andiamo" si alzò asciugandosi le lacrime.
"Chi sono quei ragazzi? Di chi é quella tomba?" chiese incuriosito Black.
Il Dissennatore si mosse in direzione della lapide, seguito da Black. Arrivarono vicino ai due studenti di Hogwarts, e Sirius poté finalmente leggere la scritta sulla tomba.
"Henry James Potter...1981-1994...no..." sussurrò "...no....non può essere, cosa significa, spirito, cosa accadrà a Harry??"
Il Dissennatore, sempre più silenzioso ed enigmatico, alzò la testa in direzione dei due giovani Grifondoro. Sirius notò che si era unita a loro una terza persona, un uomo dai capelli ingrigiti, il mantello rattoppato ed il volto rugato. Malgrado l'età avesse cambiato i suoi lineamenti, Sirius riconobbe in lui il suo vecchio amico di infanzia.
"Remus!" disse. Si alzò e si avvicinò ai tre, per ascoltare i loro discorsi.
"Mi dispiace ragazzi..." diceva Lupin ai due giovani "...é...é terribile ciò che é successo a Harry...io....io non ho saputo proteggerlo..." Remus abbassò lo sguardo.
"No Professor Lupin...lei non c'entra niente... " rispose la ragazza "...Harry si é trovato faccia a faccia con Voldemort, e non c'era nessun modo di salvarlo..."
"Se solo...se solo io avessi potuto...se solo avessi saputo chi era in combutta con Voldemort...ho creduto per anni che il mio miglior amico fosse un traditore, un barbaro assassino...ed ora il vero responsabile é riuscito a vincere, é riuscito a completare il suo piano...Voldemort ha vinto" Lupin guardò Hermione e Ron con compassione "Ragazzi, voi dovete andare avanti. Harry non avrebbe voluto vedervi gettare la spugna. Anche se ora il futuro sembra buio...dovete continuare a sperare, forse un giorno tutto tornerà a posto, forse un giorno Voldemort sarà sconfitto..."
"Ma come, Professor Lupin, come??" il ragazzo dai capelli rossi esordì gridando "Non ci é riuscito nemmeno Silente! Gli unici due maghi capaci di tener testa al Signore Oscuro sono morti! Cosa possiamo fare noi?? Cosa possiamo fare?" Ron guardò la tomba di Potter "Harry era un simbolo, un simbolo per tutto il nostro mondo...un amico per noi. Ed ora che ne se é andato...no Professor Lupin, non mi venga a dire che dobbiamo ancora avere speranza"
"Ron..." disse Hermione dolcemente prendendo il braccio del ragazzo.
Il giovane evitò il contatto, si voltò "Lasciami Hermione.." disse piangendo, per poi dirigersi verso l'uscita del campo.



"Non sta accadendo ora" continuava a pensare dentro di se Black "Ricordati Sirius, ricordati delle parole di James, questa non é la realtà, tutto ciò che stai vedendo può essere cambiato, siamo noi il nostro futuro..."
Remus e la ragazza si incamminarono lungo il sentiero che portava fuori dal cimitero. Sirius si voltò ancora verso la tomba di Harry, e poi verso il Dissennatore.
"Come posso....come potrò mai cambiare questo?" chiese indicando la lapide "Come potrei salvare Harry, rinchiuso in quella prigione? Ma insomma, perché, perché mi state facendo vedere tutto questo??" Sirius si volse con rabbia verso il cielo "Perché, quando sapete benissimo anche voi che non potrò mai cambiare niente! Perché volete illudermi in questa maniera?? Perché mi fate soffrire così? Non ho già pagato abbastanza per i miei errori?" si gettò sulle ginocchia, sul terreno umido, nel fango tra le tombe, stringendo i pugni con dolore.

Il Dissennatore era diritto davanti a lui. Senza neanche un cenno del capo, si scostò, lasciando ben chiara alla vista di Sirius un'altra tomba. Sirius la squadrò per un istante. La lapide era fredda ed incolore, a differenza delle altre tombe non c'era neanche un fiore rinsecchito ad adornarla. Si avvicinò piano, guardò nel terreno, e ciò che vide lo fece trasalire. Nella tomba non c'era niente, solo un baratro oscuro ed interminabile, scavato nel terreno.
"Spirito.." iniziò Sirius rivolto alla sua guida "...di...di chi é questa tomba senza neanche un fiore e...vuota?"
Il Dissennatore si avvicinò scivolando sul fango con il suo ampio mantello scuro. Alzò di nuovo una mano, indicò la lapide. Sirius seguì la traiettoria del dito del Dissennatore ed andò a leggere l'incisione.
"Sirius Black...1960....1984..." Sirius deglutì, guardò il Dissennatore. La creatura si portò le putride mani al cappuccio, e pian piano se lo tolse dal capo. Sirius poté vedere la testa scheletrica ed orrenda dell'essere, dal colorito verde, gli occhi fiammeggianti, lo sguardo crudele. Lo spirito spinse le braccia in avanti verso Black, fece alcuni passi verso di lui, voleva prenderlo, voleva baciarlo...
"No..." mormorò Sirius "No...." urlò. Cadde a terra sulle mani, indietreggiò sempre più, fino ad arrivare ai margini della tomba aperta. Girò lo sguardo e vide il baratro dietro di se.
Il Dissennatore avanzava ancora, protendendo le sue orride labbra, e Sirius ancora indietreggiava, mise una mano su una pietra, poté sentire il taglio che si formava, la pietra si staccò dal terreno, cadde nella tomba, Sirius perse l'equilibrio, e...
"NOOOOOOOOOOO!!"
Cadde, e cadde, cadde sempre più a fondo, nel buio, tra le grida, e pensò a James, e Lily, e ciò che aveva visto...il suo passato, il presente che aveva imparato ad andare avanti senza di lui, il suo possibile futuro...svenne, passarono ore, e cadde, cadde giù per quel terribile fosso e...

Cadde...dal letto. Si sedette, poteva sentire il freddo pavimento sotto la sua pelle. Si trovò avvolto nel suo lenzuolo bucato, stordito e confuso. Aprì lentamente gli occhi, si strofinò le palpebre, si guardò attorno. La sua branda era davanti a lui, per terra ancora il piatto di coccio e la tazza di ferro. Alzò gli occhi verso la finestrella sulla parete. Un tiepido Sole del primo mattino poteva essere visto attraverso la barriera magica. Sorrise.
"É la mattina di Natale" mormorò alzandosi "É la mattina di Natale!" urlò ridendo.
La guardia arcigna si avvicinò alla cella e guardò dentro "Cosa stai urlando Black? Che ti é preso?" chiese malignamente.
"É la mattina di Natale!! Sono ancora in tempo, sono ancora in tempo!" disse gioioso Black avvicinandosi all'uomo.
"Ma che cosa stai farfugliando Black? Il cenone di Natale ti ha dato alla testa?" il carceriere appariva confuso ed un po' intimorito, guardava il prigioniero con quegli occhi piccoli ed aquilini.
"Mi hanno dato una possibilità...sono ancora in tempo...ho ancora un futuro!" continuò Sirius non badando ai commenti della guardia.
"Tu sei impazzito" dichiarò il mago curvo.
"No, non sono impazzito" rispose Black sorridendo in direzione dell'altro "anzi, direi proprio di aver ritrovato finalmente la ragione" concluse raggiante.
Era tornato...Sirius Black, Felpato, era ritornato. Non più rimpianti, non più rassegnazione. Doveva lottare, doveva combattere, doveva riuscirci......perché il mondo aveva ancora bisogno di Sirius Black. Ne aveva bisogno Harry, per poter passare dei Natali migliori, per poter conoscere tutte le gioie che un bambino dovrebbe ricevere dalla vita.
Ne aveva bisogno Remus, la cui lealtà ed il cui affetto avevano fatto capire a Sirius quanto fosse importante la loro amicizia, un'unione che neanche i Dissennatori avrebbero potuto distruggere.
Ne avevano bisogno James e Lily, la cui vita era stata spezzata nel momento più felice, e che ora dovevano essere vendicati, ad ogni costo.
E ne aveva bisogno lo stesso Sirius. Non avrebbe passato il resto della sua vita addossandosi la colpa di un crimine che non aveva commesso. Non lo avrebbe fatto, non più. Quella notte aveva capito che la vita é un bene prezioso, e finché ci è concessa non va mai sprecata, neanche un grammo, per non rimpiangerla.

Forse non l'anno successivo, forse ci sarebbe voluto parecchio...ma ora Sirius sapeva che avrebbe ritrovato il suo Natale felice.

 

---------------- FINE ----------------





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